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Proiettore Fedi

Restauro proiettore Fedi - www.fabriziodottavi.it

Proiettore cinematografico
FEDI XB 35mm
CON LANTERNA A CARBONE

Proiettore Fedi

iFEDI XB 35mm CON LANTERNA A CARBONE

La fabbrica dei sogni

«Attraverso una serie di saggi e di testimonianze viene affrontato lo studio dell'industria cinematografica, e in particolare di quelle imprese Italiane che, fin dai primi anni del Novecento, hanno svolto un ruolo fondamentale nella produzione tecnica. Se infatti molto si sa sulla “fabbrica dei sogni”, poco, al contrario, si conosce dell'altra faccia, certo meno scintillante, dell'industria del cinema, attiva nella progettazione e fabbricazione di pellicola, macchine da presa, moviole, carrelli, testate, proiettori. Eppure l'Italia può vantare ancora oggi in questo campo livelli di eccellenza tecnologica e un notevole successo internazionale, in particolare grazie a Cartoni e Cinemeccanica. Altre imprese, un tempo gloriose, sono invece scomparse come Elemack, Fedi e Pion.» Tratto da: «LA MATERIA DEI SOGNI» di Vincenzo Buccheri Luca Malvasi 2006

Cenni storici sulla FEDI

La fabbrica FEDI fu fondata dall'ingegnere Angiolo Fedi negli anni 30 a Milano e nel 1979 chiuse le attività produttive. L'ingegner Fedi iniziò a lavorare come tecnico del suono per la Cinemeccanica e poi si mise in proprio realizzando proiettori, impianti audio, di sonorizzazione e apparecchi radio. Il proiettore ad arco voltaico Fedi XB dei primi anni 30, con tutte le caratteristiche tecniche che necessitano ad un proiettore di questo livello, è stato costruito artigianalmente pezzo per pezzo, dalla passione di tecnici specializzati.Come per il successivo modello FEDI V, la macchina riporta il suo nome e modello con una scritta a rilievo, accompagnata dalla scritta ITALIA che durante il ventennio fu inserita perché doveva esaltare le «Italiche capacità industriali»

Il 35 mm

35 mm è il formato della pellicola da proiezione, chiamato “passo normale” ed è il formato che si usa nei cinema di tutto il mondo dall'inizio del '900. Tutti i capolavori del cinema sono passati nelle sale nel formato 35mm. A metà degli anni '60 arriva però il 70 mm, il CINEMA SCOPE, proprio per contrastare il dilagare della televisione e la crisi del cinema. Gli schermi delle sale cinematografiche si ingrandiscono, nitidezza superiore e suono stereo-surround ottenuto dalle sei piste magnetiche presenti. I proiettori vengono modificati; subentrano gli obiettivi anamorfici. “Lawrence of Arabia ", “Dottor Zivago", "Ben-Hur" sono alcuni titoli memorabili della storia del cinema girati in 70mm.

In fase di restauro

Anche il proiettore FEDI XB, qui esposto, subisce delle modifiche strutturali in quegli anni, infatti la colonnina che sorregge il corpo macchina viene tagliata e girata per invertire il lato di proiezione, forse per problemi di spazio nella nuova cabina. L'obiettivo verrà sostituito con l'anamorfico di marca italiana. Ultima curiosità è il ritrovamento, in fase di restauro, di una firma sul lato di controllo della lanterna. Come un graffito sulle pareti di una caverna si legge nitido il nome forse di un operatore o chissà di un artigiano specializzato della Fedi: Romano è il nome mentre il cognome illeggibile, ora è ricoperto dal nuovo strato di vernice.

Il funzionamento

I Proiettore cinematografico Fedi XB è una macchina che proiettava, a intervalli regolari di alcuni centesimi di secondo, un fotogramma impresso su una pellicola cinematografica che veniva fatta scorrere continuamente, e poi attraverso un obiettivo che metteva a fuoco l'immagine proiettata su uno schermo.

Un meccanismo complesso

Il cuore del proiettore cinematografico Fedi era costituito dal meccanismo di avanzamento alternato della pellicola a croce di malta. Il fotogramma della pellicola, cioè la singola fotografia, veniva collocato per un ventiquattresimo di secondo a velocità standard di 24 ft/s davanti ad una lampada che generava un fascio di luce, questo dopo aver illuminato il fotogramma, transitava per un obiettivo il quale aveva il compito di indirizzarli sullo schermo consentendone la messa a fuoco. Il numero di lampi di luce emessi però non era di 24 al secondo - come sembrerebbe logico, atteso che la cadenza di proiezione era di 24 fotogrammi per secondo - ma 48: il fenomeno della persistenza delle immagini sulla retina consente all'occhio di non cogliere l'alternanza di buio e di luce solo a partire da circa cinquanta cicli al secondo.Perciò l'otturatore doveva essere costruito in modo da consentire almeno due otturazioni per ogni fotogramma proiettato: ne consegue che ogni due interruzioni del fascio di luce, una serviva ad occultare il cambio di fotogramma ed una ad una mera funzione compensativa onde incrementare la frequenza dei lampi sullo schermo. In questo modo durante una normale proiezione si determinavano quarantotto lampi al secondo sullo schermo, valore, questo, abbastanza vicino a quei cinquanta cicli necessari. Durante il funzionamento del meccanismo di avanzamento intermittente, un altro componente del proiettore, l'otturatore a farfalla, aveva il compito di interrompere il fascio di luce, onde impedire all'occhio dello spettatore di cogliere il fotogramma durante il suo spostamento.

La lampada

Le prime lampade per proiezione utilizzavano miscele di eteri e ossigeno. Ciò, unito alla forte infiammabilità del primitivo supporto, la celluloide, era fonte di gravi pericoli per gli spettatori. E infatti nel 1897, durante una festa di beneficenza organizzata a Parigi dall'aristocrazia francese, un violento incendio, causato dall'errata manovra di riaccensione della lampada, distrusse il padiglione di legno che ospitava la festa provocando la morte di cento ventuno persone. Le lampade a fiamma furono così bruscamente abbandonate. La diffusione della rete elettrica consentì l'adozione delle prime lampade ad arco elettrico inventato da Davy nel 1808.

L’arco voltaico

L'arco è dovuto al passaggio di corrente nello spazio gassoso che separa due conduttori. La lanterna ad arco conteneva due elettrodi costituiti da lunghi cilindretti di carbone di storta, ricoperti di rame i quali, una volta avvicinati, dopo essere stati messi in tensione, provocavano una scintilla di adescamento dell'arco; il successivo allontanamento dei due elettrodi determinava il formarsi dell'arco. Un apposito motorino elettrico li faceva avanzare, mantenendoli nella posizione di fuoco ottico, compensando il loro consumo (molto approssimativamente 20 cm/h). Attualmente, anche nei proiettori cinematografici di tipo digitale, la sorgente di luce è la stessa, sempre un arco elettrico, ma generato da lampade allo Xeno ad alta pressione.

Lo scorrimento della pellicola

bordi della pellicola cinematografica 35 mm perforati in maniera regolare hanno nel fotogramma quattro perforazioni per lato. Lo scopo di queste perforazioni era quello di consentire l'avanzamento o il trascinamento regolare della pellicola attraverso una serie di rocchetti dentati, collegati ad un motore elettrico grazie ad un sistema di cinghie e di pulegge. Altri rocchetti non motorizzati (rocchetti "folli") servivano a impedire che la pellicola scivolasse fuori dal suo percorso e si strappasse. La pellicola veniva poi avvolta su di una bobina della capacità adeguata per dimensioni e durata del film, detta bobina di svolgimento, posta a monte del proiettore (in genere in alto o posteriormente) e veniva raccolta da un'altra bobina uguale, detta bobina d'avvolgimento.

 

Lo Spazio Tiziano ha curato il recupero e il restauro del Proiettore cinematografico Fedi XB appartenuto alla casa del cinema al fine di conservare un esempio dell'eccellenza cinematografica italiana. Questo storico proiettore segna la gloriosa storia del Circolo tennis Parioli oggi Paolo Rosi.

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